Linkiesta, il Post e Wired la pensano diversamente sulla mossa di Bezos. Un capriccio. No, una rivoluzione

L’acquisto del Washington Post da parte del fondatore di Amazon Jeff Bezos è il più importante incontro tra digitale e carta stampata mai avvenuto finora. E’ “la caduta del Muro di Berlino dell’editoria”, “la notizia perfetta”, “un turning point” dell’informazione mondiale. Il Foglio ha sentito tre direttori che con il digitale e il giornalismo online in Italia hanno a che fare tutti i giorni, e che con sfumature diverse sono stati solleticati dalla notizia, improvvisa, di uno dei giganti del Web che conquista un (notevole) pezzo della storia del giornalismo. L’immagine (copyright Slate) dell’iceberg che salva il Titanic fluttua in tutte le conversazioni, ma le risposte sul perché l’iceberg abbia deciso di salvare il vecchio relitto sono diverse.
12 AGO 20
Immagine di Linkiesta, il Post e Wired la pensano diversamente sulla mossa di Bezos. Un capriccio. No, una rivoluzione
L’acquisto del Washington Post da parte del fondatore di Amazon Jeff Bezos è il più importante incontro tra digitale e carta stampata mai avvenuto finora. E’ “la caduta del Muro di Berlino dell’editoria”, “la notizia perfetta”, “un turning point” dell’informazione mondiale. Il Foglio ha sentito tre direttori che con il digitale e il giornalismo online in Italia hanno a che fare tutti i giorni, e che con sfumature diverse sono stati solleticati dalla notizia, improvvisa, di uno dei giganti del Web che conquista un (notevole) pezzo della storia del giornalismo. L’immagine (copyright Slate) dell’iceberg che salva il Titanic fluttua in tutte le conversazioni, ma le risposte sul perché l’iceberg abbia deciso di salvare il vecchio relitto sono diverse. “Chi non vorrebbe comprarsi il Washington Post?”, dice Luca Sofri, direttore del Post. “Potrebbe volerci un po’ a spiegare a qualcuno che valore ha il New York Times per il giornalismo, ma con il Washington Post è semplice, è il Watergate”. Sofri è minimale sulle motivazioni dell’acquisto di Bezos, arriva a pronunciare la parola divertissement: “molti ricchi vorrebbero comprarsi una Ferrari, ma hanno paura di graffiarla. Bezos può permettersi di graffiarla e di investire nel Wp, anche a rischio di perdere dei soldi”. La sproporzione tra il patrimonio del fondatore di Amazon (25 miliardi di dollari) e il prezzo di vendita del Wp (250 milioni) salta all’occhio di tutti.
Secondo Massimo Russo, direttore di Wired, Bezos ha comprato il Wp per la vicinanza personale con la famiglia Graham, per un suo interesse nel mondo dell’informazione ma soprattutto perché “gli era possibile farlo e ha visto la possibilità di raddrizzare le cose”. Marco Alfieri, direttore de Linkiesta, è il più fiducioso nel ritenere che per Bezos l’acquisto del Wp sia “un’operazione strategica”. “Non c’è una mappa, non c’è un modello di business, ma il comportamento di Bezos fa pensare a un focus sull’editoria” dice, facendo notare come già qualche mese fa il fondatore di Amazon avesse investito 5 milioni di dollari in Business Insider.
Ma cosa rende speciale l’operazione Bezos, perché c’è qualcosa di più della giostra del capitalismo che gira? “E’ la prima volta che uno dei campioni della Web revolution acquista un prodotto che prima del Web non c’era, dice Alfieri, ma si rivolge a un giornale vecchio, appesantito”. Secondo Sofri si tratta di “un sintomo di clamorosa superiorità dell’economia digitale”. Bezos avrà anche voluto comprare il Wp per una questione di ritorno d’immagine, ma non certo per entrare nel salotto buono. “Il salotto buono, adesso, è l’economia digitale di successo”. “E’ una questione di periodizzazione”, dice Massimo Russo. “In realtà è tutto già successo, basta guardare alla capitalizzazione di Borsa dei grandi gruppi editoriali. Questo è solo il momento in cui si scopre che il re è nudo”.
Poi c’è il modello Amazon. Tutti hanno davanti l’immagine dell’uomo che da zero è diventato il diciannovesimo più ricco del mondo, e che con la sua azienda ha accumulato un know-how e delle capacità uniche. Che cos’è il modello Amazon? Attenzione al cliente: su questo i tre direttori sono concordi. E’ sull’attenzione che si è sempre fondato il business di Bezos, dice Massimo Russo, “è con l’attenzione che Amazon ha sviluppato la sua incredibile capacità di interpretare il consumatore e di confezionare dei pacchetti distributivi che nessuno prima aveva mai usato”. “Bezos si focalizzerà su un prodotto tagliato sulle esigenze dei lettori”, dice Alfieri. La prospettiva più probabile è quella di una forte digitalizzazione, “senza il vincolo della carta”. Questa potrebbe rimanere come una delle tante interfacce secondo cui si esprimerà la testata, ma non sarà più la principale. Secondo Sofri, l’arrivo di Bezos nel mercato editoriale “non modifica molto i destini e le opportunità dei giornali di carta”. Destini neri, evidentemente.
Certo, che il giornale del Watergate sia stato venduto a un prezzo così basso mette un po’ di rassegnazione. E’ il mercato, e il caso recente del Boston Globe ci dice che alla famiglia Graham sarebbe potuta andare peggio. Russo ricorda come Google, un altro gigante del Web, abbia pagato quasi un miliardo di dollari per l’app israeliana Waze. Cos’è Waze? Appunto.